Baobab the tree of words

Tornare nella tua terra natia genera un’emozione che ti riconnette con le fibre più profonde del tuo essere.

Perché da questo potente angolo si potevano ascoltare incredibili discorsi e storie raccontate dalle persone che venivano a sedersi sugli sgabelli naturali creati dalle radici del baobab.




La bellezza di questo straordinario albero risiede anche nel fatto che, mentre cresce lentamente, senza fretta, "blewu, blewu" come dicono gli Ewe, le sue radici si estendono in due direzioni, in profondità nel terreno e fino alla superficie, ed è qui che si trasformano in una sorta di piccoli sgabelli.
In Togo, i colonizzatori tedeschi prima e poi quelli francesi dopo di loro lo chiamarono "Baobab, l'Arbre des Palabres et des mots", che significa l'albero delle parole. Viene chiamato l'albero delle parole perché è all'ombra dei suoi rami che si svolgono lunghe conversazioni e chiacchierate riguardanti questioni e problemi della comunità del villaggio.
Un pomeriggio, mentre mi nascondevo tra il nido d'uccelli e lo spazio vuoto lasciato dalle radici, scoprii un oggetto misterioso.
Una penna bellissima ed elegante che sembrava fatta a mano. Non avevo mai visto nulla di più bello in tutta la mia vita.
Rimasi senza parole quando, spostandomi verso la luce del sole, potei ammirare la resina con cui era stata realizzata. Sulla superficie potevo vedere striature orizzontali che intrecciavano tre colori: verde, giallo e blu. Era affascinante come un'opera d'arte in miniatura. Un vero tesoro.
Anche lei aveva un tronco, o meglio un fusto, ma da esso fluiva un inchiostro capace di far sì che quelle parole diventassero solo ascoltate, parole capaci di essere tramandate di generazione in generazione, parole capaci di trasmettere e riportare alla mente anche mondi lontani.
Proprio come il mio.

Non so come quella penna sia finita sotto le radici del baobab; tutto quello che so è che non me ne sono mai separato da quel preciso momento.
Se oggi sono in Europa a studiare giornalismo lo devo a lei, alla mia penna.
A quella che ho trovato sotto l'albero delle parole, quella che mi ha mostrato la via del mio Destino. Quella che mi ha fatto capire che quelle storie meritavano di essere scritte.

Chiamo quella penna Baobab, perché è esattamente come il maestoso albero la cui altezza e dimensione corrispondono alla profondità e alla bellezza delle sue radici, anche lei mi ha permesso di crescere e produrre i miei fiori. I fiori di un essere umano sono i suoi obiettivi che si realizzano.
Onorare le proprie radici e costruire ponti per il futuro. Crescere a volte lentamente, ma in entrambe le direzioni: verso l'interno e verso l'esterno.
A te, mio lettore, auguro esattamente lo stesso.
10 aprile 2023 — Salvatore Matrone